Ho fatto qualche Corso di scrittura. Ho imparato quanto basta, cioè sono un testone, sono pigro, non mi applico. Però mi diverto. Al primo Corso, il docente Jadel Andreetto (Linktree) ci faceva fare buoni esercizi, tra questi scrivere una storia di sesso. Mi piace esercitarmi. Lo faccio a momenti. Come questo.
Cammina verso di me

Oggi a mezzogiorno e mezzo è arrivata M.
Non ha chiamato ed è venuta diretta. Se mi avesse telefonato in effetti non avrei risposto ma le femmine sono furbe e quando vogliono cose, persone o chiarimenti hanno una fantasia del fare che noi maschi ce la sogniamo. Non è poi così complicato piombarmi a casa però le riconosco coraggio.
Il campanello suona. Non ci bado e do il tiro alla porta pensando sia pubblicità. Si vede che il pulsante sulla tastiera in strada è messo in un modo che ispira i tizi dei volantini perché suonano sempre da me. Drin! Un altro squillo. Alzo il citofono distratto e chiedo chi è:
«Sono io.»
Ahia, ho avuto una smorfia – non mi sono visto ma so di averla avuta – sospiro, apro. Mi affaccio alla porta dell’ androne e la vedo che cammina verso di me, nel corridoio interno al palazzo. Ha dei sandalini con il tacco, fascia argentata. Piedi abbronzati e unghie pittate di rosso. Jeans chiari tagliati eleganti sulle cosce e maglietta gialla leggera. Vedo il suo seno ballonzolare. La osservo mentre mi cammina incontro e faccio un cazzo di paragone di merda. Se al posto suo ci fosse qualcun’ altra. Sono il re delle mie perdite di tempo, è un fatto che conosco, un fatto che accetto. Tuttavia, sono interessato.
Chiudo gli occhi qualche secondo, in quei due – tre istanti stavo decidendo se mandarla via o no. La riguardo venirmi incontro, occhi chiari e i capelli marroni ricci lenti, con una specie di frangetta. E’ una bella e giovane donna, abbronzata con cura. Non la mando via, no no… oramai sono in gioco e comincio a spogliarla con lo sguardo a cinque metri da me così colgo un bagliore negli occhi. Un lampo, una luce, il desiderio? Mi arriva vicino, la bacio su una guancia – ciao – la faccio entrare, chiudo l’ uscio.
Non dice una parola, nemmeno io. Sta in piedi vicino alla porta. Chiudo gli scuri alle finestre. Il cazzo mi sta venendo turgido e lei lo vede. Ho i boxer neri corti e stretti; mi accorgo che lo guarda. La mia verga tira da una parte, si sta gonfiando. Lei appoggia la mini borsetta bianca lucida sul tavolo e in un amen le sono addosso. Stiamo in piedi, pianto le mie labbra sulle sue e comincio a baciarla a bocca aperta, poi chiusa, poi aperta, le lingue si strofinano. Aspiro la sua con le labbra a inizio a succhiargliela. La accarezzo con le mani dietro al collo, il suo viso bronzeo è caldo, tiepido. Le tolgo la maglietta maniche corte con un colpo solo e mi avvinghio sul suo seno delicato. Ha i capezzoli piccoli e rigidi, severi. Li succhio e li mordo. Gran belle tette, né grandi né piccole. Era disinvolta senza reggiseno e nella mia fantasia ho pensato fosse per venire da me, per noi. Immagino possa anche essere senza mutande e le metto immediatamente la mano dentro i jeans, da dietro. No, ha le mutandine, ma è più un perizoma che una mutandina, un filo interdentale. E’ calda in viso ora ed è lei che mi cerca le labbra. Vuole baciarmi ancora, e ancora, e ancora. Sta stronzetta lo sa che mi piace baciare, vuole comprarmi e sa già (anche se abbiamo scopato poche volte) i miei punti deboli.
Donne, vi amo incondizionatamente. Non tutte ma vi amo.
Mentre siamo in piedi tra un bacio in bocca e l’altro la svesto. Ho il cazzo che è diventato completamente duro e lei lo prende in mano, lo accarezza da sopra le mutande. Ansima un po’, geme, sa già che anche questa cosa mi piace un bel po’.
Si scosta, e scalcia i sandalini sparsi sotto la tavola, rimane scalza. Mi accosto in ginocchio e le sfilo i jeans una gamba alla volta, voglio che rimaniamo verticali. E’ già quasi nuda, solo con le mutandine perizoma. La volto, in piedi e inizio a morderla nel collo, piccoli morsi, forti e leggeri. Geme, le metto la mano da dietro nella passera ed è bollente. Le sposto il davanti del perizoma bianco e mi addentro nelle sue intimità. E’ bagnata, calda. Mi annuso le due dita; profumano di fica, odorano di buono; muschio, sudore, terra bagnata e umore caldo e avvolgente.
La piego leggermente in avanti, le punto il cazzo nella fica spostando il filo del perizoma e e la penetro diretto, in un colpo solo. Umida e bagnata, il cazzo entra da solo, mi è bastato impuntarlo con gli addominali. Le mani gliele tengo attorno alla testa, con una le tocco un orecchio con l’altra le stringo i capelli, forte e leggero. La penetro e le spingo il cazzo in fondo, sento le pareti di questa giovane fichetta fino a toccarne il fondo. Geme e mugugna. Mi prende la mano e se la mette davanti alla bocca, forse teme di urlare, gemere forte. Non me ne frega un beneamato stocazzo se fa rumore, se qualcuno sentirà le grida. E’ già capitato altre volte, molte altre volte, anche se la persona in questione non era lei. La penetro forte e deciso. I miei addominali scuotono il corpo che li ospita e i miei fianchi ritmano un lento verso tribale, unico, sessuale e animale. Continuo così per diversi minuti, la tengo in piedi leggermente inclinata in avanti mettendole una mano aperta sul dietro del collo e con l’altra le tiro i capelli, forte e leggero. Viene in maniera fragorosa, le si piegano le ginocchia mentre orgasma ma la mantengo dritta, con le braccia e con il cazzo impalato dentro lei. Non ci penso nemmeno a venire ora, abbiamo appena cominciato. Non sto finalmente pensando a nulla che non siano i sensi e la mia cappella gonfia. Siamo già entrambi sudati. Io più di lei, freddo come al solito, mi piace sudare mentre faccio sesso. Ho sudore ghiacciato, sono io, sono così. Le sfilo il cazzo dalla fica, la giro, le metto una mano sulla testa e la spingo a inginocchiarsi. Voglio me lo succhi, me lo baci, me lo lecchi, me lo ingoi a fondo. E’ brava a fare i pompini. E’ portata e le piace che mi piaccia.
Mi faccio lavorare il cazzo con la bocca un bel po’ poi la faccio rialzare in piedi, le sfilo il perizoma e le prendo la mano. Voglio andare sul letto e sbattermela ancora. Non ci penso nemmeno a venire adesso. Non avrei voluto vederla ma adesso non me ne frega. Sto scopandola, lei è eccitata e mi basta. La metto sul letto in ginocchio, voglio la sua schiena. Sto in piedi, mi tolgo definitivamente i boxer e mi sfilo la canottiera nera che indosso. Sono nudo. E’ nuda. Siamo nudi. La prendo alla pecorina e inizio a sbatterla deciso e ritmato. Veloce e lento, alternato, lei geme. Sta per avere un ‘altro orgasmo e stavolta non le metto la mano davanti alla bocca. Grida leggermente e allora inizio a penetrarla più forte, più veloce, più ritmato. Il grido si alza e diventa un lungo e continuo verso di piacere. Ha un orgasmo prolungato. Rimane senza fiato. Rallento continuando la cadenza, più piano, più piano. Si volta e mi guarda. I suoi occhi brillano, di quella luce che solo ora è possibile vedere. Ha gli occhi cerulei e le vedo bene le iridi degli occhi. Ha una bella faccia e la sua fichetta stretta mi delizia la cappella. Mi stendo dopo essere uscito da lei e la faccio sedere sul mio cazzo, voltata verso di me. Voglio succhiarle la bocca, slinguarla e tenere le labbra attaccate alle sue mentre la penetro da sotto. Ora ho voglia di venire anch’io. Siamo sudati fradici, è bello e il sudore si mischia al suo umore, le mie mani sono piene di lei, dei suoi liquidi, il mio olfatto è inondato dell’odore del suo sesso. La lecco in bocca, le succhio la lingua ritmando insieme a lei. In un amen troviamo il ritmo, è brava, si impegna. Mi piace. Ritmo, ritmo, ritmo. Le sue natiche sbattono contro il mio basso ventre, all’unisono. Sento che sto per venire e lei se ne accorge. Inizia a sbattere anche lei forte. Sempre più forte. Mi trattengo ancora un po’. Le vedo in faccia un altro orgasmo. Infatti arriva, la scuote e di nuovo geme, sempre più forte. Sento che arrivo e vado avanti. vado e vado. Vengo, Fragorosamente. Dentro di lei.
Dura una ventina di secondi la sensazione di piacere poi… arriva immediatamente un altra sensazione. Un disagio. Lei mi abbraccia, mette la sua testa sulla mia spalla. Sento vorrebbe rimanere così ma io non ce la faccio. Le dico scusami, vado a lavarmi. Se vuoi iniziare a vestirti perché dopo ho da fare. Lei mi dice che vorrebbe mangiare qualcosa con me. Io le dico che non ho fame e devo fare un sito internet. Devo lavorare. Ho una scadenza.
Diventa cupa e triste. le dico che non è nulla, solo che sono impegnato e che tanto poi mi potrà chiamare. Vado in bagno e chiudo la porta. Vorrei che dopo essermi fatto la doccia lei fosse già andata via. Voglio stare solo dopo questo sesso, un sesso fatto così, un sesso senza amore. Mi lascia un grande vuoto dentro, subito dopo che ho avuto un orgasmo. Sono fatto così. Il sesso senza amore non mi piace ma lo faccio, comunque. Non amo questa bella giovane donna, la vedo che vorrebbe avere una relazione, di qualche tipo, non so. Io non voglio relazioni ma mi prende per i sensi. Il sesso mi piace, sono portato e mi viene facile scoparla per bene. Poi però, ora, vorrei che uscito dal bagno non ci fosse più. Finisco la doccia, fresca e volutamente lunga. Stacco l’acqua e mi metto un asciugamano di spugna intorno alla vita. Apro la porta. Si è già rivestita ed è seduta a tavola con una sigaretta accesa. Vado da lei e mentre tiene la sigaretta nelle mani do un aspirata forte. Succhio la sigaretta come prima succhiavo la sua lingua. Lei tace. Mi dice – quindi non mangiamo qualcosa insieme -. Le ripeto che non ho fame e devo lavorare al pc. Si alza e spegne la sigaretta nel portacenere. Mi guarda e mi si avvicina. Sfiora la mie labbra con le sue. Mi sussurra che sono uno stronzo. Un bastardo. Poi mi dice, appena posso ti chiamo. Se non mi rispondi vengo diretta. Io voglio stare con te.
La guardo e non dico nulla. Lei coglie (forse) qualcosa negli occhi e mi dice che cos’hai. Io rispondo che non è nulla, solo ho dormito male. Mi ribacia e mi fa una carezza sulla guancia. Da il tiro al portone, apre la porta e se ne va. Richiudo subito la porta alle sue spalle.
Apro le finestre, respiro, ho poca aria e respiro a fondo. Sono solo. E’ quello che voglio.
Mi sento come un letto sfatto.

Tiziano G.
uaooo🤩 insomma qualcosina ha trasmesso la scuola di scrittura con un piglio molto maschile forse troppo identificabile?
comunque chapeau.
buona settimana.
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Ciao @sherazade, il racconto è più o meno immaginario e la ragazza (più o meno immaginaria) della storia mi ha sfracassato i cosiddetti nella vita reale; le dovevo un racconto con un piglio molto maschile. La scrittura ha un potere terapeutico, dicono. Dopo aver scritto questa storia con il tasto invio me ne sono liberato lanciandola on line e spazzando via ragnatele di polvere che ancora erano dentro di me, da qualche parte. Nella nota a margine a metà racconto scrivo: Donne, vi amo incondizionatamente. Non tutte ma vi amo. Non tutte… ma vi amo.
Sei sempre molto cara. Grazie per il commento.
Baci
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Si la scrittura confermo è terapeutica. E a te ha fatto molto bene. Abbraccio (e bacio) ricambiato 🌈
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