Cronache del terzo piano

Dal romanzo che sto scrivendo: "Cinque righe" Queste pagine raccontano quindici giorni passati al terzo piano di una clinica del personaggio del romanzo dopo una ricaduta nell’ uso di sostanze e nei suoi torbidi tormenti immerso in pozze di cemento bollente. Non possiedo quello che scrivo. Non possiedo parole, non possiedo pagine e non le pubblico perché siano esemplari. Le pubblico perché sono vere. Dentro ci sono medici, infermieri, pazienti, mousse alla frutta e sigarette alle quattro del mattino, sonni ritrovati, gruppi terapeutici, errori, pensieri inutili e qualche pensiero buono. Soprattutto c'è un uomo che prova a tornare a guardarsi allo specchio senza abbassare gli occhi.

Non era il momento giusto, ma era il nostro

Ogni volta che accendo un device ti ritrovo lì, distesa nell’erba, l’occhio verde che sfugge al sole. Sei un ricordo che non si lascia andare, una bellezza inquieta e viva. Un lampo nella mia storia, troppo intensa per restare, ma abbastanza forte da non svanire mai.

Purgatorio

Alle sei del mattino inizia il caos: sveglia odiata, umore soffocante e una notte senza sonno. Tra caffè e sigarette, mi preparo per il Purgatorio, con una dose di stress e un amico fidato. Arrivato a Bologna, mi sento pronto a affrontare il mio debito e accogliere la libertà. Grazie a tutti, anche a chi facendomi del male mi ha fatto del bene.

Una nota a proposito del post: Guarda la foto e scrivi (seconda parte)

Scrivete gente, fatelo come vi pare, sui tovaglioli del ristorante, sui biglietti da visita, sui quaderni, al telefono o ai device ma scrivete. Non esiste altra forma di comunicazione con la valenza - e la potenza - della scrittura. E poi, sempre come diceva il Prof. Jadel, c'è solo un modo per imparare a scrivere; scrivere, scrivere, scrivere... Leggere anche naturalmente ma scrivere, scrivere, scrivere.

Guarda la foto e scrivi (seconda parte)

La stanza è piena di luce filtrata dalla tapparella abbassata, una luce che non perdona: mette in risalto ogni dettaglio, ogni ombra, ogni imperfezione. Eppure è perfetta così. Sento il suo odore, quello vero, quello che non si compra e non si imita. È un odore che dice “sono qui”, che dice “non torno indietro”.