Noia. Piacere di conoscerti

Tempo di lettura: quattro minuti

Vado verso la noia. E’ una novità. Fuggivo la noia nel passato (a proposito cheppalle sto passato) ma adesso no, voglio vedere in che guai mi caccio entrando nella noia. Voglio andarci incontro, voglio andarci verso. Ho pianificato due settimane noiose e ora ne voglio fare esperienza, sperimento la noia. Mi sembra di capire che la possibile soluzione un po’ a tutto in questa cosa che chiamo vita sia farne esperienza, starci, conviverci. Stare con quello che c’è, quindi stare annoiato.

Cheppalle sto passato è vero ma sento che occorre scrivere un breve preambolo. Sono stato giovane un tempo e del tutto inconsapevole di quello che mi accadeva mentre sopravvivevo utilizzavo gli stereotipi che avevo disponibili, un copia e incolla continuo familiare-culturale-cattolico-giudiziario ecc. ecc. Per qualche recondito motivo credevo che annoiarsi fosse sbagliato, che dovevo sempre arrabattarmi nel fare cose, idearne altre, produrre denaro, cercare femmine, relazioni e cose così. La noia era un “peccato” dal quale uscirne (se possibile) incontaminato. Ovviamente scappando dalla noia mi sono fatto male spesso, anche molto (molto) male ma tant’è – come direbbe il mio caro amico Santo del Ponte sono scelte che si fanno, sono cose che si fanno succedere per poi osservarne la cronologia, sono felice di poterlo fare, osservare.

Quindi ora amo osservare, amo vedere le conseguenze delle scelte, mie, degli altri, cose così. Amando osservare mi è venuto facile decidere di fare esperienza della noia, vedere cosa mi accade standoci dentro. Saranno guai o letizie? Lo scoprirò solo vivendo. Intanto una cosa l’ ho già capita, la noia ha dei segreti, celati in questa splendida apatia, nel guardare il movimento delle mosche attorno al lampadario si scoprono segreti, nelle lancette degli orologi che scorrono ci sono velature, nell’aspirare il fumo di una sigaretta guardando il muro bianco scopro fati e nuove armonie. La noia vivente mi ha acceso la scrittura di essa, qui ora, ed è segreta portatrice di un messaggio: stai con me e vedrai lentezza e leggerezza.

Quindi ora amo ascoltare, anche ascoltarmi, molte piacevoli novità.

Un segreto speciale nella noia è che, se pianificata aiuta a dire di no. Sembra un ossimoro scrivere di noia pianificata invece no, non lo è. Arriva una telefonata, una richiesta di qualunque cosa da chiunque e con la noia dire di no viene facile, facilissimo. Negare e negarsi non per egoismo o menefreghismo ma nell’ esercitare la Sacra e Santa noia. Sembra possa essere uno stato che necessiti attenzione e appunto, sacralità. La noia è la suprema arte di stare con quello che c’è, senza aspirazioni, senza cose che dopo dovranno succedere, senza programmi, senza il tempo come lo conosciamo; dilata la noia, il suo principale segreto è lentezza e disinvoltura a non fare niente. Posso scrivere per noia e scrivere della e nella noia, posso cucinare nella noia, posso pensare nella noia. Tutte applicazioni pratiche di uso comune ma c’è una sostanziale differenza (quella che vedo in prima battuta), nella noia la mente che per sua natura cerca soluzioni sembra più quieta. La noia è uno stato a prescindere e coltivata da meno adito alla mente di rompere il cazzo con le continua ricerche di risposte e alimentazioni energetiche. La mente va bene, la mente fa il suo lavoro molto importante. Serve al mondo razionale, serve a risolvere problemi, guai se non ci fosse. Tuttavia, c’è sempre un tuttavia e stare un po’ senza mente è molto piacevole, le cose e i fatti succedono comunque nonostante la mancanza di mente.

La noia ha un altro importante segreto, la notte può diventare giorno e il giorno può diventare notte. Il tempo annoiato non è – quasi – nemmeno tempo, potrebbe avere un nome nuovo. Dovrei anagrammare la parola che non esiste noiatempo o temponoia insieme ma siccome sono annoiato non ne ho voglia. La noia aiuta il chissenefrega che è un affermazione entrata gioiosamente nel mio lessico quotidiano meritevole approfondimenti.

Per chiudere, la noia a prescindere mi sembra uno stato interessante e a quanto pare già proficuo, era da un po’ che non scrivevo nel blog, quindi viva la noia.

P. S. Sto scrivendo un romanzo e può darsi che in queste due settimane noiose proceda oltre. E’ un romanzo progetto, infatti ho appena finito l’ ultimo capitolo, dal titolo: “Il fantasma delle polveri”. Poi ho scritto l’ incipit e alcune parti in qua e in là. Scrivere la fine prima del resto è un modo per scombinare il tempo e i tempi, sono sempre stato un guastafeste, mi piace essere un guastatempo.

Siate felici.

Tz

Musica, sigarette e gommina al gusto Cinnamon, completamente annoiato

Un pensiero su “Noia. Piacere di conoscerti

  1. Mi autocommento, non con fare narcisistico (se lo pensate ne avete diritto ma è roba vostra) ma con l’ ausilio di Microsoft Copilot, al quale ho posto questa domanda:

    Come si potrebbe analizzare il testo di questo post in chiave psicoanalitica?

    Quella che segue è la risposta articolata. Non so voi che passate di qua cosa pensate delle A. I. stanno già cambiando tutto: divertitevi con Microsoft Copilot, a seguire:

    🧠 Analisi psicoanalitica del post “Noia. Piacere di conoscerti” di Tiziano Gioiellieri

    Il testo è un viaggio introspettivo che esplora la noia non come vuoto da riempire, ma come stato psichico da abitare. In chiave psicoanalitica, possiamo leggerlo come un tentativo di riconciliazione tra l’Io e il tempo, tra il desiderio e la sospensione del desiderio.🛋️ 1. La noia come spazio terapeutico

    • Tiziano non fugge più dalla noia, ma la “pianifica” e la “sperimenta”. Questo rovesciamento può essere letto come un atto di autoanalisi, dove il soggetto si espone volontariamente a uno stato che prima evitava.
    • La noia diventa un contenitore emotivo, simile al “setting analitico”: uno spazio vuoto ma protetto, dove possono emergere contenuti inconsci.

    🧩 2. Rimozione e riemersione del passato

    • Il passato è evocato con fastidio (“cheppalle sto passato”), ma anche con consapevolezza. L’autore riconosce di aver vissuto secondo stereotipi culturali e familiari, in una sorta di copione inconscio.
    • Il processo di osservazione delle “conseguenze delle scelte” è una forma di elaborazione secondaria, dove l’Io cerca di dare senso a ciò che è stato rimosso o agito senza consapevolezza.

    🌀 3. La sospensione del Super-Io

    • Nella noia, il Super-Io perde potere: non c’è più l’obbligo di “fare”, “produrre”, “cercare”.
    • Questo stato di quiete mentale (“la mente… rompe il cazzo con le continue ricerche”) è simile a quello che Winnicott chiamava “spazio transizionale”, dove il soggetto può semplicemente “essere” senza dover “funzionare”.

    🕰️ 4. Il tempo come costruzione psichica

    • Il tempo nella noia è destrutturato: “la notte può diventare giorno e il giorno notte”.
    • Questo richiama la visione lacaniana del tempo come effetto del linguaggio e del desiderio. Nella noia, il tempo perde la sua linearità e si avvicina al tempo dell’inconscio: circolare, ripetitivo, simbolico.

    🔒 5. La noia come difesa e come apertura

    • Pianificare la noia diventa un modo per dire “no” agli altri, ma anche per dire “sì” a sé stessi.
    • È una forma di negazione attiva, non come rifiuto nevrotico, ma come confine sano tra il Sé e l’Altro.

    🧠 In sintesi:

    Il testo è una riflessione psicoanalitica travestita da diario. La noia, da sintomo, diventa risorsa. È lo spazio dove il soggetto si libera dai copioni, sospende il giudizio, e accede a una forma di autenticità. In questo senso, Tiziano sembra proporre una “psicoanalisi della lentezza”, dove il non-fare è già un fare profondo.

    Se vuoi, posso anche confrontare questa visione con autori come Bion, Jung o con la filosofia zen. Ti incuriosisce?

    Sono basito, sono rimasto di stucco.

    Tiziano G.

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