Alle sei di mattina suona la sveglia, la odio; la odio a prescindere ma alle sei la odio di più. Sono lento e goffo, un appuntamento alle otto presuppone una sveglia due ore prima ma si fa quel che si deve e lo si fa comunque.
Aria fresca entra dalla finestra socchiusa della camera da letto, c’è già una luce ampia fuori e i suoni della natura nel giardino di fronte sono concilianti. Eppure no, sto per andare in Purgatorio e non ne ho voglia. Ho sudato stanotte, il cuscino è umido e di cattivo odore. Come il mio umore, cattivo. Sto per andare in Purgatorio. Non ne ho voglia.
Mi lancio in bagno e mi inondo la faccia di acqua fredda, spero in qualcosa di buono dal liquido sul viso, macché, non conta un cazzo. Il caffè della sera prima è pronto, una moka da quattro, lo bevo sperando in una bottarella di carica, macché, non conta un cazzo. Stessa storia con il the forte, sempre della sera prima. Sarà la combinazione con il caffè oppure la tazza grande e mi pare meglio, un po’ meglio. Do fuoco alla prima sigaretta della giornata, seduto in poltrona, accendo la radio nella tv, voci inutili di due tipi che cazzeggiano sulla prova di maturità di stamattina. Rumore di fondo, va bene, distrae, voglio questo, distrazione. Sono droghe semplici, le uniche che uso; caffeina e teina eccitano, la nicotina calma e rallenta. Up and down, non è una novità, gradisco, come sempre. Controllo se la gatta è in casa per chiudere prima di uscire. La becco imboscata dentro il comodino della camera da letto, ronfa. Sarà rientrata da poco, è un animalino crepuscolare e ha accesso all’ entrare e uscire la notte quando e come vuole lei. Invidio il suo torpore, vorrei essere lei e fregarmene di tutti e tutto, invece no, devo andare in Purgatorio e non ne ho voglia.
Mi alzo dritto in piedi, mi sgranchisco le ossa stanche e malandate, osservo la sala; briciole della notte prima, carte di cioccolata, mi ricordo. Non prendevo sonno – oramai con l’ insonnia non me la meno più – e mi devo essere mangiato una specie di sistema solare, un paio di pianeti sicuro. Ci sono dei vuoti che chiedono essere riempiti, si fa quel che si può con quello che si ha, il cibo può bastare. Avrò dormito tre ore e mezza però il Purgatorio se ne frega e mi aspetta.
Ho organizzato le cose con due persone accompagnanti, un nocchiero Caronte per traghettarmi a Bologna, sulla sua nave a ruote e motore, una Virgilio che mi farà attraversare il Purgatorio per giungere al cospetto del giudizio del Dio terreno, una Giudice in questo caso.
La doccia, sia benedetta la doccia, sistema le cose, rigenera non solo la pelle ma anche lo spirito. Ho provato a farla fredda, no, non riesco però ci sono andato vicino, ho iniziato tiepido e finito freddo. Bene, meglio, molto meglio.
La Virgilio interpellata telefonicamente ha suggerito un pantalone lungo, a suo dire più consono al Purgatorio, ho scelto un bel paio di bermuda eleganti e camicia nera, li trovo consoni a me e delle regole non scritte del Purgatorio ho deciso che me ne frego. Mi guardo allo specchio, sono distrutto nel viso, ho una faccia distrutta dal poco sonno delle ultime tre settimane e dallo stress feroce accumulato in questo periodo passato tra servizi famigliari in ospedale, bici da aggiustare e tentativi di rilassamenti quotidiani, meditazioni ma con moltissima fatica. Meditare, pregare è esercizio metodico, fondamentale ma la mente è potente e se vuole rompere il cazzo ci riesce, sempre, è il suo compito, la mente appunto, mente. Sono stato bravino, ho finto a me stesso che lo stress non ci fosse, cioè sapevo che c’era ma non me ne sono curato, guardavo altrove, è una buona tecnica, mi ha permesso di sopravvivere fino qui ma adesso non è più nascondibile, eccolo lo stress, in tutto il suo splendido splendore. Ciao stress, buongiorno vecchio amico, bentornato, ci conosciamo bene, ti ho fregato finora ma adesso stai pure qui con me, non sei ospite sgradito, anzi, grazie Stress, caro vecchio amico, andiamo insieme in Purgatorio, ora mi servi.
Rendo buio l’appartamento e mi dirigo in strada, a piedi, con il mio fedele bastone da passeggio, oramai se devo camminare mi è di grande aiuto. Il mio bastone e io abbiamo una lunga storia insieme. Ora siamo solo integrati l’uno all’altro.
Il Nocchiero traghettatore e lì in attesa, Dio lo benedica il Nocchiero. Seduto in auto iniziamo a parlare e mi accorgo che il tono della mia voce è stridulo e strano, acuto come mai prima. Il poco sonno ha contaminato il corpo, comprese le corde vocali. Non me ne curo, magari mi tornerà la mia voce normale oppure potrei morire durante il viaggio quindi non ci perdo tempo, se torna la voce bene se no chissenefrega. Il mio caro amico è prezioso, è unico, ci vogliamo molto bene e non avrei potuto avere di meglio, ci meritiamo entrambi la nostra amicizia, la nostra reciproca compagnia. Lui non vede il mio stress, è ansioso di suo e questo lo salvaguarda dalla mia possibile contaminazione che infatti non accade, ti vedo tranquillo mi dice, lo sono rispondo. Parcheggiamo entrati a Bologna, free parking e poi dopo un caffè chiamo un taxi. Prima lieve odissea, nessun taxi disponibile, la voce al telefono mi dice SCARICA L’APP, porco di quel dio dico io, non voglio SCARICARE NESSUN CAZZO DI APP, ho in odio gli smartphone e ne faccio un minimo utilizzo. Cedo, SCARICO L’APP! la avvio e mi dice uguale, nessun taxi disponibile. Il nocchiero si agita, l’ansia gli cresce ma come sempre le emozioni non sono mai contro di noi, se impiegate bene diventano risorse. Lui trova un numero mentre telefono alla virgilio che mi dice tranquillo, non c’è fretta e comunque puoi chiamare un auto blu CosePuri, ti ho il numero. Riattacco e il mio fedele amico ha preso contatto con un altro radio taxi, abbiamo Londra 15 in arrivo, siamo a cavallo, siamo due draghi, siamo grandi. non ci ferma niente e nessuno noi due.
Arriviamo davanti alla porta del Purgatorio, i giochi sono fatti, il Nocchiero è quieto, siamo giunti a destinazione e il suo compito è concluso. Tuttavia la sua amicizia è tale che mi accompagna dentro, ne sono lieto e grato. Telefono alla Virgilio, arriva, è perfetta, vestita a modo, da scolaretta di college norvegese, camicetta aperta quel tanto che basta a mostrare un piccolo seno da seduta. E’ ordinata e pulita, precisa, ha un aria efficiente, mi sento in buone, anzi buonissime mani. Lo stress tenta di fare capolino, lo accetto, è con me e non ho nessuna voglia di sprecare energie per contrastarlo, fai quello che vuoi stress, non mi importi. Sto bene, disinvolto, chiaro, puro, lucido e il mio intento è ben delineato. Sono vero, nessun nascondismo, sono qui per iniziare a pagare il mio debito, sono qui per iniziare a essere libero. Il mio cuore è pieno di verità. Il mio intento dietro l’ intento è sistemato da tempo. Sono quello che sono e va bene così. Nessuna colpa, nessun rimprovero, mi voglio bene e sto per iniziare a essere libero. Ora, il libro del passato si sta per chiudere, Per sempre.
E’ stato bello, è stato veloce e semplice. Il sopra labbro superiore sudato ma non me ne sono occupato. Mi è stato concesso di parlare, avevo due minuti, anche meno. Ero preparato nei contenuti anche se editare in 120 secondi o meno nove anni è dura. Ha parlato il corpo per me, più delle parole, ha parlato la prossemica, lo sguardo, il lavoro fatto in questi nove anni è arrivato a premio. Ho ricevuto il regalo che mi meritavo. Ha parlato la mia verità, ha parlato l’amore per ogni singolo respiro. ha parlato la bellezza della sincerità. Scrive GDR: “la verità è la libertà dell’ anima”, aggiungo, ci vuole coraggio a essere veri. Il coraggio è stare completamente nella verità. La Giudice ha sorriso dopo il mio intervento, è una donna molto bella con sguardo profondo e attento, potrei innamorarmene ma non ho ancora deciso. Riassume lei per me ciò che ho detto e le fa scrivere alla verbalista. Sorrideva mentre lo faceva.
Ho ricevuto la mia condanna, ora devo solo iniziare a scontarla. Sono libero di essere condannato. Finalmente.
Poi ci sarebbe il finale ma non c’è un finale, non è importante il finale è importante quello che accade, è importante il respiro presente.
Grazie Bologna bellissima Bologna, grazie Lucky Strike, grazie Caffè Lunetta, grazie Londra 15, grazie Nocchiero, grazie Virgilio, cara efficiente e bellissima Virgilio. Grazie bellissima Giudice. Grazie a TE che mi hai arrecato questo danno tanti anni fa, Dio ti benedica, sei stata la fonte di questi innumerevoli beghe che sono diventate regali. Grazie computer miei amati computer, grazie alla mia bicicletta a pedalata assistita, grazie Lilly la gattina, sei l’ angelo della misericordia e avatar del mondo dello stato di coscienza. Grazie alla Counselor che mia sostiene ogni settimana, sei entrata nella mia vita, grazie grazie, ti voglio bene. Grazie Stefano, senza di te non sarei diventato Servitore Insegnante, non sarei diventato adulto, responsabile, trentasei anni insieme, grazie Stefano. Liberarsi dalle dipendenze consente di provare un tipo di libertà purissima e sacra. Avevi ragione. Grazie alle mie malattie, mi avete portato in dono infiniti regali. Grazie famiglie del Club degli alcolisti in trattamento di Imola. Essere il vostro Servitore Insegnante dal 13 gennaio di quest’anno è gioia, fiducia, è privilegio. Grazie Golden Age Movement, Grazie Morena, grazie Miro, vi voglio bene.
