
Sei la mia schermata di blocco. Sappilo.
E’ un privilegio, per me naturalmente. Ogni volta che accendo uno dei miei device ti guardo, pochi istanti di solito, a volte mi fisso invece, mi incanto e ti guardo per bene. Le labbra brillano alla luce del sole, forse il lucidalabbra o forse un filtro o forse chi lo sa. Il tuo capo è adagiato sull’ erba. La foto in origine era verticale, l’ ho girata e un po’ sistemata (non sono interessato alle rime ma a volte capitano da sole). Le labbra carnose, spuntano fili d’erba e alcune spighe di orzo o di basso grano. Ti copri gli occhi dal sole e ne rimane uno scoperto mentre guardi in camera. I tuoi occhi verdi, i tuoi splendidi occhi verdi. Sei radiosa. Da giovanissima lavoravi nella moda, la tua bellezza è talmente evidente che pareva quello il tuo destino. Macché. Tu sei altro, sei una cercatrice, una donna che scava, trascende, sei fuggita da quel mondo, in apparenza sei fuggita perché l’estetica della bellezza, nonostante ti sforzi di apparire sciatta è tua, sei tu, sei così come sei. Sei bellissima, sei pazza.
Il sapore, l’ odore, lo spessore dei tuoi lunghi capelli. Ho una memoria pachidermica, mi ha rotto il cazzo ricordarmi tutto continuamente ma ha anche dei vantaggi, sei un ricordo che non intendo rimuovere. Sei un sapore che non intendo rimuovere, sei un odore che non intendo rimuovere, sei la mia mano tra i tuoi lunghi capelli che non intendo rimuovere.
Sei la mia schermata di blocco e non intendo cambiarti. Mi domando cosa mi diresti se lo sapessi. Credo stupore, una rabbia contenuta, credo potrei anche prendere uno schiaffo, sarebbe benedetto quello schiaffo.
Sei lontana geograficamente, sei stata un lampo, un fulmine nella mia lunga vita. Eri troppo per me oppure io ero troppo per te. Sei la ragazza più alta che ho mai frequentato intimamente; sono uscito anche con atlete che giocavano a pallavolo ma erano frequentazioni formali, con te di formale non c’è mai stato niente. Sei pazza lo sai vero? Sei completamente fuori, sei anti convenzionale, cioè… ti sforzi da anni di esserlo e forse ci stai riuscendo.
Ti donai una pietra, un ciondolo in un laccio di cuoio. L’ portata al collo due giorni prima di vederti, te l’ ho detto, il cuoio ha il mio odore addosso. La tua espressione stupita e il tuo arrossire emozionale sono un altro ricordo che porto dentro me.
Ora siamo scomparsi dai radar, tu lo sei per me io non so.
Ma dimmi tu non è meglio così? Immaginare e illudersi sempre. Qui ad aspettare qualcosa o niente. Qui ad aspettare un no o un sì che in ogni caso sarebbero fine di tutto questo che almeno è un ricordo, così studiato giorno per giorno, fatto di tanti cristalli di brina.
Fiore non colto, o forse si ma da un altra mano.
Pillole rosa come piovessero stanotte/stamattina, due (per esagerare) diciamo. Arriva la piccola morte piano piano. dolce. Ho un senso di soffoco e non è una novità.
Arrivano le onde dell’ oblio, chimico, facile, quello che serve quando non c’è altro da fare.
Domani, ci penso domani.
Domani domani domani.
Se sarò vivo domani.
Ciao
©Tiziano G.